Fibre

 

Obesity Reviews. 2011;12:724-39.

Effects of dietary fibre on subjective appetite, energy intake and body weight: a systematic review of randomized controlled trials.

Wanders AJ, van den Borne JJGC, de Graaf C, Hulshof T, Jonathan MC, Kristensen M, Mars M, Schols HA, Feskens EJM

ABSTRACT
Dietary fibres are believed to reduce subjective appetite, energy intake and body weight. However, different types of dietary fibre may affect these outcomes differently. The aim of this review was to systematically investigate the available literature on the relationship between dietary fibre types, appetite, acute and long-term energy intake, and body weight. Fibres were grouped according to chemical structure and physicochemical properties (viscosity, solubility and fermentability). Effect rates were calculated as the proportion of all fibre-control comparisons that reduced appetite (n = 58 comparisons), acute energy intake (n = 26), long-term energy intake (n = 38) or body weight (n = 66). For appetite, acute energy intake, long-term energy intake and body weight, there were clear differences in effect rates depending on chemical structure. Interestingly, fibres characterized as being more viscous (e.g. pectins, β-glucans and guar gum) reduced appetite more often than those less viscous fibres (59% vs. 14%), which also applied to acute energy intake (69% vs. 30%). Overall, effects on energy intake and body weight were relatively small, and distinct dose-response relationships were not observed. Short- and long-term effects of dietary fibres appear to differ and multiple mechanisms relating to their different physicochemical properties seem to interplay. This warrants further exploration.

Commento
L’interesse dei consumatori verso la fibra alimentare è cresciuta grazie agli studi scientifici che collegano la sua assunzione ad una diminuizione dei rischi di sviluppare malattie cardiovascolari o tumori del colon-retto, a benefici per la salute dell’apparato digerente e alla gestione del peso. Un sondaggio internazionale del 2008 ha rivelato che il 77% delle persone assumono integratori di fibra aggiuntivi. Nonostante questo però molti americani riescono a raggiungere solo circa il 50% della dose consigliata (da 25 a 30 gr di fibre al giorno). Mentre l’interesse per tutti i tipi di fibra (insolubile e solubile) è in aumento, la crescita maggiore è associata alle cosiddette nuove fibre (inulina, FOS, GOS, maltodestrine e fibra di mais). E’ stato osservato che il potenziale della fibra alimentare per favorire la perdita di peso o la sua gestione dipende dal tipo e dalla sua struttura. Il consumo di fibre viscose come le pectine, i beta-glucani e la gomma guar può ridurre l’appetito di circa il 60% rispetto a circa il 14% per le fibre non-viscose. I risultati hanno mostrato anche che la riduzione maggiore dell’apporto dietetico è stata registrata per le fibre viscose (70%), rispetto a quelle non viscose (30%). Inoltre una revisione di studi clinici randomizzati inerenti la supplementazione di fibre ha rivelato che il suo consumo è stato associato ad una riduzione del peso corporeo di circa 0,4% in un periodo di quattro settimane. Tale riduzione sarebbe equivalente a perdere circa 300 grammi ogni mese per una persona di 79 kg. Tuttavia, non tutte le fibre sembrano essere efficaci per un effetto a lungo termine. Le destrine, i polisaccaridi marini e il chitosano hanno mostrato gli effetti più evidenti in termini di riduzione del peso corporeo, mentre l’arabinoxilano, i mannani e i fruttani hanno mostrato il più alto tasso di effetti a lungo termine e una riduzione dell’apporto calorico. Sono stati proposti diversi meccanismi di azione correlati alle fibre viscose: le soluzioni viscose possono aumentare la sazietà, perché possono contenere grandi quantità di acqua, aumentando la distensione dello stomaco, la quale può innescare segnali afferenti vagali di pienezza. Possono anche ritardare lo svuotamento gastrico e quindi prolungare l’assorbimento delle sostanze nutritive. Inoltre, l’aumentata viscosità può anche tradursi, in presenza prolungata di nutrienti nel piccolo intestino, in un maggior rilascio di peptidi che regolano l’appetito, come la colecistochinina (CCK) nel duodeno, il peptide PYY e il peptide GLP-1 a livello del colon distale e prossimale.